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Anch’io come moltissimi italiani (più di 8 milioni, un numero esagerato) sono andato a vedere Checco Zalone. Il suo film non fa molto ridere ma in uno o due punti commuove, perché a mio avviso coglie bene la natura del Cammino: un grande aiuto al cambiamento.
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Il protagonista, cinquantenne nullafacente primogenito di un imprenditore pugliese arricchitosi con i divani, è costretto dalla scelta della figlia ad abbandonare la sedentarietà, la vida loca, la Ferrari e a mettersi lo zaino, timbrare la credencial, dormire negli albergue. A Finisterre papà e figlia finalmente si riconcilieranno.
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Tutti sappiamo che nella vita reale un vero cambiamento non è mai così veloce. Ma un film ha le sue licenze. È molto probabile che il successo ottenuto ai botteghini aumenterà il numero dei viandanti. E questo è un bene. Non sono di quei puristi che arricciano il naso quando vedono tanta gente e insistono a chiedere il rispetto di regole spartane. Credo che oggi sia prioritario favorire l’uscita della tana. Anche chi prenota tutto prima, dorme in hotel e si fa portare lo zaino sta aprendo la porta. E quando apri la porta, sai come esci e non sai come torni. Perché ti può capitare un’esperienza mistica.
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Ho insistito in questi anni sull’importanza del cammino non perché sia ossessionato da una qualche forma di salutismo ma perché è una delle due principali pratiche fisiche psicospirituali (l’altra è la meditazione) capaci di propiziare l’incontro diretto, vissuto, con l’altamente significativo - dove il significato non è quello logico di quando si dice “questa frase non ha senso” ma quello esistenziale di quando si afferma “la mia vita è vuota senza di te”.
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L’incontro diretto con l’altamente significativo è la mistica.
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Per molti tale termine va riservato in esclusiva a esperienze originate da rivelazioni religiose. Ma esiste anche un’accezione laica, che vale per tutti. “Che il mondo è, è il mistico” (Wittgenstein). Nulla di più laico del constatare che esiste il mondo (persone, cose, natura, cultura); al tempo stesso nulla che possa suscitare un più abissale stupore: la vittoria dell’essere, di un qualche essere, di una qualche storia dell’essere, sul non essere. Solo il contatto con il mondo, con il suo fondo del fondo, può avviare un cambiamento personale e comunitario. Altrimenti avremo le solite finzioni e le solite mossette.
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“Cuore di Lombardia”, in marcia verso Palacio di Lombardia, parlerà e farà a partire dalla mistica. La stessa che, in questi giorni di Olimpiadi, ci fa sentire come ormai insufficiente il motto citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte) e quanto mai necessario quello indicato così bene da Alex Langer: lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più soave).
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Buen camino a todos (e per i maschietti: attenti alla prostata enflamada).
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P.s.: Questo messaggio viene inviato a coloro che si sono iscritti alla newsletter del sito www.camminodilombardia.it. L’operazione per alcuni si è rivelata difficoltosa ma ora, risolto un problemino tecnico, dovrebbe risultare agevole. Ringrazio in anticipo chi vorrà aiutarmi ad allargare il giro.
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Sul sito sono stati aggiunti tre testi che ho scritto nei mesi scorsi:
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