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Todos, todos, todos




Elena Granata, prima ancora che professoressa di Urbanistica presso il Politecnico di Milano e vicepresidente della Scuola di Economica Civile, è una cascata di acqua fresca.
Lo è quando parla. Lo è quando scrive. Con il suo ultimo libro “La città è di tutti – Ciò che ha valore non ha prezzo” completa una trilogia, iniziata con “Placemaker. Gli inventori dei luoghi che abiteremo” (2021) e proseguita con “Il senso delle donne per la città – Curiosità, ingegno, apertura” (2023). Il testo contiene una serie quasi esagerata di stimoli, di esempi, di racconti, di citazioni. Una cascata, appunto, che ha l’obiettivo di risvegliare le menti e riorientare le azioni.

La città è tale, un patrimonio dell’umanità, solo se è di tutti e per tutti.
L’affermazione sembra scontata, ma non lo è stata nel passato, quando la città si organizzava con due livelli, sopra i signori, sotto i servi, e men che meno oggi, quando la città è ritornata a dividersi in due zone: quella centrale, abitata da milionari che possono permettersi tutto, e quella periferica, dove scarseggiano i soldi e aumentano le povertà.

Il libro ha una tesi principale, provocatoria, esposta subito nel primo capitolo e poi ben sviluppata nei successivi nove: la città è gratuita o non è una città.
Se il mercato procede inarrestabile ad allargarsi in ogni direzione e a massimizzare il suo profitto mettendo tutto in vendita a prezzi sempre più alti, urge che la politica – nella sua versione democratica e popolare – e l’urbanistica – “scienza sociale che cerca la giustizia nello spazio” – contrastino questa tendenza con l’offerta di zone di non consumo, di spazi ad accesso libero, di case ad affitto calmierato, di servizi gratuiti, di tempi morti (molto belle le pagine dedicate alla notte e al “piano del buio”).

L'opera è a tutti gli effetti un manifesto cultural-politico. Le ultime parole sono molto esplicite: “Serve riannodare il filo tra l’agire e il pensare. Solo così nascono le grandi rivoluzioni”.
Chi finisce più un discorso parlando di “grandi rivoluzioni”? Elena lo fa senza timore. Ed è la nostra città, che tra un anno andrà al voto amministrativo, la prima destinataria del suo messaggio. Anche se nel testo non si trovano riferimenti diretti alle questioni urbanistiche che hanno surriscaldato il dibattito pubblico e il lavoro della Procura nell’ultimo anno, risulta chiaro l’invito a cambiare in meglio le politiche cittadine.

Vengo quindi al dunque.
Tanti anni fa, per Elena, moglie di Menelao, rapita da Paride, fu scatenata una guerra durata dieci anni. Oggi, per la nostra Elena io sarei pronto a far partire una bella campagna elettorale per eleggerla sindaca. Voi che ne dite?

Saluti leggeri come una gonnellina di chiffon,
Giovanni



P.s. Ti chiedo un aiuto a far conoscere il sito www.camminodilombardia.it. Il giro si sta piano piano allargando. Un giorno diventeremo popolo.

Milano, 24 aprile 2026