L’aspettavo, un libro come questo.
Conosco Federico Mioni da quasi quarant’anni, l’ho seguito come autore e curatore di una quindicina di volumi tra saggi di scienza politica e di management, e mi sono spesso chiesto: “quando scriverà un romanzo?”. Il momento è arrivato con “Il rumore del primo passo”.

Ovviamente non posso spoilerare la trama ai futuri lettori. Basti dire che il protagonista è un trentaduenne “romano de Roma”, laureato in ingegneria chimica alla Sapienza: un giorno perde sia il lavoro che l’amore e li ritrova tutte e due in Emilia, in una cittadina come Correggio, in una di quelle nuove multinazionali tascabili che tengono in piedi l’economia italiana. E basti dire che, un certo punto del romanzo, due donne si fronteggiano in un duello a tinte noir.

Quel che invece posso fare è un elogio della potenza dell’Autore. Federico Mioni è un uomo dotato di una grande dose di energia ed è bello, molto bello che la tale energia prenda questa volta le forme dell’amore. Amore per la Città Eterna, sintesi unica di intensità e leggerezza, di maestosità e di piaceri quotidiani, “una bulimia di cose belle, nel senso che ce ne sono troppe per essere gustate davvero, e troppe anche per essere gestite bene da chi dovrebbe”. Amore per Correggio (dove l’Autore è cresciuto e ha vissuto a lungo), cittadina che si è sviluppata con la chiarezza di idee e la concretezza della gente emiliana, dove son da ammirare la Basilica di San Quirino e la Chiesa di San Francesco e dove sono da visitare anche le frazioni – si parla di Canolo, Mandriolo, San Martino Piccolo, Fazzano, Fosdondo.

Correggio non sarà uno scrigno città d’arte, ma per l’Autore un bell’astuccio sì, pieno di cose utili e belle (e la cerniera dell’astuccio sono i portici di Corso Mazzini). Amore anche per la vicina Carpi, con la sua piazza grande e stupenda, che sembra sia la quarta d’Italia dopo San Pietro, San Marco e Piazza dei Miracoli a Pisa. Amore per quel gran pezzo dell’Emilia, che “non sarà una bulimia di cose belle come Roma, ma è un organismo ben stabilizzato con varie cose belle come a Roma e con molte che funzionano, perché le fa funzionare una cultura concreta e comunitaria”.

Amore per il cibo, da mangiare obbligatoriamente con i piedi sotto il tavolo. Si raccomandano in particolare i cappelletti (in brodo e con la panna), “il” gnocco fritto, il parmigiano reggiano, i ciccioli, da annaffiare con il rosso del Lambrusco (sono ammessi pure il Gutturnio piacentino e il Sangiovese bolognese). Amore per una certa musica, “quella in cui i testi hanno tanta importanza, quella che ci dà qualche riflessione ma soprattutto certe suggestioni”. Nel romanzo sono citati in tanti – Venditti, Baglioni, Gaber, Vasco, Ruggeri (“Con certe donne è meglio essere lucidi per non bruciare come sigarette”), Guccini, Bertoli, Cremonini e Carboni con San Luca – ma i preferiti restano i Nomadi di Amici miei, Tre miti, Sera bolognese e ovviamente lui, il correggese più famoso, Luciano Ligabue, che con la sua Certi notti e quelle atmosfere tra cosce e zanzare dà pure il titolo al capitolo della svolta dal punto di vista sentimentale.

Amore per i giovani, in particolare per la generazione Y, i Millennial, a cui appartiene il protagonista, “la prima generazione che avrà meno, e che starà peggio di quelle che l’hanno preceduta”. L’Autore sente la loro ansia, conseguenza del cambiamento del lavoro, dell’invasione dell’IA, del clima impazzito, della “Terza Guerra mondiale a pezzi” di cui parlava Papa Francesco (forse anche per questo, i diritti del romanzo vanno a Medici senza Frontiere). Amore anche per lo sport, che rappresenta un piacere e una fatica molto diffusi da quelle parti, fin dai tempi di Dorando Pietri, concittadino maratoneta diventato famoso alle Olimpiadi di Londra del 1908.

Amore per le aziende, per i loro manager e operai, che producono componenti per l’automotive, la meccatronica, il packaging, la meccanica agricola. Amore per il salumificio dove fu fatta la mortadella più grande del mondo. Ma amore soprattutto per le decine di uomini partiti da un garage e arrivati prima a un’officina, poi ad aziende vere e proprie, e infine ad avere una di quelle multinazionali tascabili che fanno l’ossatura dell’export italiano: fra questi, vi è la storia di Terzino Spaggiari, fondatore della Spal e di Olmes Ognibene.

Amore intenso per le donne, le protagoniste del romanzo. Tra di loro trovano un posto privilegiato le nonne Cesarina e Leontina capaci di sacrifici sovrumani. Le donne di oggi vengono analizzate dal giovane romano sia nella parte fisica, sia nella sfera psicologica. Il protagonista sa bene che “i pensieri delle donne spesso vanno letti non con analisi lineari ma con traduzioni, essendo espressi in modo indiretto e criptato”. Mentre denuncia di non avere un adeguato stock di “intuito della sensibilità femminile”, confessa la sua predilezione per quelle un po’ formose, che all’ora giusta sanno diventare miti demoni (senza mai graffiare a tradimento).

Amore come alfa e omega, spiegato con le parole del fornaio di Cavezzo. Dopo il terremoto che nel 2012 aveva colpito quel paese nella Bassa modenese, faceva il pane gratis per chiunque entrasse nel negozio, accettando denaro solo da chi poteva pagare. Al giornalista che gli chiese il motivo, rispose che seguiva l’insegnamento di suo padre: “Prendi con una mano e dai con due, e nella vita non ti mancherà mai il necessario”. Una visione evangelica diffusa in tante persone emiliane, così come evangelico è il saper trovare amore in una storia dolorosissima.

Una delle due protagoniste femminili, che è una catechista, racconta di come la fine del percorso terreno di una ragazzina di Rivalta, Alice Vasirani, sia diventata una clamorosa testimonianza di fede che è andata molto oltre quella parrocchia, coinvolgendo più di mille persone, e fra questi una che è solo in avvicinamento da lontano alla fede, ma che il silenzio di preghiera su quel sagrato spinge a dire di aver trovato “la certezza che una cosa chiamata Resurrezione è possibile” (e questa è una frase vera di un personaggio che l’Autore conosce bene).

Il romanzo racconta dunque di varie forme di amore, e si parla anche dei Fratelli e delle Suore della Carità, fra cui una che era divenuta magistrato, prima di fare la scelta per i più poveri. Del resto, è l’amore che fa la differenza tra sopravvivenza stiracchiata e vita piena. La sopravvivenza è triste: mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti al tatto, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima.

Se però il giovane romano vede gli occhi verdi e il corpo di una bella donna, allora tutto riparte, e la vita ti inonda con tale forza che nessuno scoglio la può più fermare. Viene in mente una canzone di Lucio Battisti che l’Autore si è dimenticato di mettere nella top list: “Come può uno scoglio arginare il mare? Anche se non voglio torno già a volare, le distese azzurre e le verdi terre”.

In questo romanzo troverete il primo passo che due donne innamorate dello stesso ragazzo fanno nelle “verdi terre” reggiane, terre che profumano di buono, “con ragazze che hanno i piedi per terra e il cuore che può andare più su”.